
Tutto si è svolto come pronosticato e secondo le attese: Barack Obama ha vinto le elezioni presidenziali americane con ampio margine di voti popolari e di Grandi Elettori e sarà il 44° Presidente degli Stati Uniti. Non si può che congratularsi ed augurare sinceramente buon lavoro a colui che è diventato l'uomo più potente del mondo: d'altra parte, detesto remare contro con l'Occidente, a cui appartengo fieramente, e con la sua meritata egemonia globale, quindi confido che gli Stati Uniti resteranno la potenza che sono stati nell'ultimo secolo e che il nuovo Presidente, più o meno all'altezza delle sfide che l'attenderanno, non solo sul fronte interno, sarà capace almeno di agire e decidere con dignità e saggezza.
Mi limito ad una semplice considerazione: in questi giorni siamo stati informati sino alla nausea di come funzioni il sistema elettorale americano, quindi presuppongo che non sussistano dubbi in merito. Ebbene, nonostante a vincere sia stato il candidato del partito che personalmente non sostengo, ammetto che quest'elezione mi ha sinceramente affascinato. Percepisco una legittimazione popolare per il nuovo Presidente, che in Italia forse ho avvertito soltanto alle ultime elezioni politiche (non per il risultato, bensì per il margine di scarto che lo ha reso effettivo). Sarà il sistema bipartitico e presidenziale, che ammiro tanto e volentieri importerei anche da noi; sarà l'immagine che la Presidenza USA si è creata nei decenni; insomma, che Obama sia bello, è alquanto relativo; se sia intelligente, lo vedremo; che sia abbronzato, è un dato di fatto incontrovertibile e che considero veramente razzista nascondere: ha vinto anche in quanto nero, perché mai nasconderlo? Ma soprattutto, Obama è il Presidente degli Stati Uniti che ha attirato su di sé il consistente e trasversale favore di una larga maggioranza degli elettori e su questo non c'è da disputare.
Dunque tante congratulazioni e sinceri auguri di buon lavoro al 44° Presidente degli Stati Uniti d'America: l'elezione con ampia maggioranza non lo escluderà dal confronto con i più di 50 milioni di americani (quasi tutta l'Italia) che non l'hanno votato; e come recitava il titolo di un quotidiano americano che mi è capitato sotto gli occhi ieri, "più grande è la vittoria, maggiore è la responsabilità". Siamo allora curiosi di vedere se colui che finora è stato soltanto un buon oratore saprà anche essere un buon Presidente, capace di passare alla storia non solo per il colore della pelle. Certo, l'aver sostenuto l'altro candidato ci offrirà l'obiettività ed imparzialità necessarie. A presto!
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