Il tragico, o comico, o tragicomico spettacolo di Berlusconi che definisce Obama “giovane, bello e anche abbronzato” è degno di nota, non per il fondo di razzismo inconsapevole che traspare da certe goliardiche dichiarazioni, ma perché il premier sembrava totalmente ignaro della portata enorme di quanto stava dicendo. La frase in questione si è ovviamente imposta all’attenzione dei media internazionali, con conseguente figuraccia a livello mondiale e reazioni sconcertate da parte del mondo civile, che ha evidentemente poco da spartire con l’Italia, dove le grottesche sparate berlusconiane sono diventate norma imprescindibile del clima politico (solo in ambito internazionale i precedenti sono molteplici e oramai proverbiali, dalle corna nella foto del vertice UE alla definizione di “kapò nazista” data al socialista Martin Schulz, e via dicendo).
Sono “incidenti” che hanno la loro importanza, e che non possono essere liquidati come l’ennesimo esempio di incontinenza verbale di un premier notoriamente “troppo” loquace. Hanno la loro importanza almeno per chi è convinto che nell’esercizio di una carica come quella di presidente del consiglio sia necessaria, come minimo, una certa dose non dico di abilità diplomatica, ma di semplice senso del decoro: soprattutto quando il presidente del consiglio è chiamato a rappresentare, agli occhi del mondo, l’Italia intera. Il problema è che il suo cervello sembra patologicamente incapace di recepire queste nozioni pur così elementari, di padroneggiare le minime basi del linguaggio della politica e della diplomazia: con conseguenze a volte gravi, a volte solo imbarazzanti. Siamo tutti d’accordo che Berlusconi abbia fatto proprio della sua “impoliticità” e della sua estraneità ai riti della politica istituzionale uno dei principali punti di forza, ma arrivare al punto di trascinare pure il neopresidente degli Stati Uniti fra le vittime del suo “umorismo” inopportuno, provincialotto e, onestamente, un po’ deprimente, sembra veramente troppo. Ma ci immaginiamo se il presidente francese o il premier inglese o chiunque altro avesse fatto una gaffe come quella in questione, con tutti i suoi preoccupanti sottintesi razzistici? Quelli che adesso difendono Berlusconi forse sarebbero stati i primi a scandalizzarsi. Ma se l’idiozia la spara Berlusconi, ecco che dalle file dei suoi ultras si levano improbabili plausi all’irresistibile senso dell’umorismo del premier (che a quanto pare la seriosa stampa internazionale non è in grado di comprendere): mentre gli altri non possono fare altro che vergognarsi per la figuraccia. Scandalizzarsi no, ché tanto a certi episodi ci abbiamo ormai fatto il callo.
Sono “incidenti” che hanno la loro importanza, e che non possono essere liquidati come l’ennesimo esempio di incontinenza verbale di un premier notoriamente “troppo” loquace. Hanno la loro importanza almeno per chi è convinto che nell’esercizio di una carica come quella di presidente del consiglio sia necessaria, come minimo, una certa dose non dico di abilità diplomatica, ma di semplice senso del decoro: soprattutto quando il presidente del consiglio è chiamato a rappresentare, agli occhi del mondo, l’Italia intera. Il problema è che il suo cervello sembra patologicamente incapace di recepire queste nozioni pur così elementari, di padroneggiare le minime basi del linguaggio della politica e della diplomazia: con conseguenze a volte gravi, a volte solo imbarazzanti. Siamo tutti d’accordo che Berlusconi abbia fatto proprio della sua “impoliticità” e della sua estraneità ai riti della politica istituzionale uno dei principali punti di forza, ma arrivare al punto di trascinare pure il neopresidente degli Stati Uniti fra le vittime del suo “umorismo” inopportuno, provincialotto e, onestamente, un po’ deprimente, sembra veramente troppo. Ma ci immaginiamo se il presidente francese o il premier inglese o chiunque altro avesse fatto una gaffe come quella in questione, con tutti i suoi preoccupanti sottintesi razzistici? Quelli che adesso difendono Berlusconi forse sarebbero stati i primi a scandalizzarsi. Ma se l’idiozia la spara Berlusconi, ecco che dalle file dei suoi ultras si levano improbabili plausi all’irresistibile senso dell’umorismo del premier (che a quanto pare la seriosa stampa internazionale non è in grado di comprendere): mentre gli altri non possono fare altro che vergognarsi per la figuraccia. Scandalizzarsi no, ché tanto a certi episodi ci abbiamo ormai fatto il callo.
7 commenti:
L'opinione qui espressa da Jack mi pare in buona parte condivisibile e trovo che sia giusto dire che un premier deve avere un certo carisma da sfruttare soprattutto nelle occasioni ufficiali. Quello che però mi lascia perplesso, sia nelle sue parole che in quelle di certi giornali italiani, è la torre di Babele che si è costruita attorno a questa frase. Mi spiego: sono convinto anche io che forse quello non fosse il contesto adatto per una tale affermazione, ma da qui a sostenere la presenza di un malcelato razzismo dietro alle parole di Berlusconi, come tuonano da giorni La repubblica e, ovviamente, L'unità, il passo non è piccolo. A mio modo di vedere non si può dare del razzista ad una persona che ha letteralmente riformato la Destra di governo, sganciandola dalla sua pesante eredità del regime: nessun uomo di buon senso, io credo, ha le armi per difendere Berlusconi a spada tratta, sempre e comunque, visto che anche lui, come tutti, può sbagliare, ma neanche per dargli addosso in continuazione, come invece un certo AdP fa... (e qui i puntini si allungano inesorabilmente)
in effetti alcuni (come il pur ottimo curzio maltese su repubblico) hanno magari premuto un po’ troppo sul pedale del presunto “razzismo” berlusconiano, ma al di là di questo resta il fatto che l’episodio è grave: per una questione magari di dignità “nazionale”, mica per altro. poi vabbè, c'è anche da dire che oramai siamo un paese ridicolo, un paese dove senatori a vita propongono tranquillamente di prendere a manganellate le maestrine, altri senatori discettano seri di mignottocrazia, in rai ci sono le spedizioni neofasciste che tirano uova a chi l'ha visto e via dicendo: quindi nel clima generale berlusconi con le sue battute non stona di certo.
Scusa l'intromissione nel dibattito, ma se permetti, caro Jack, e compagnia cantante, mi pare che si stia non poco esagerando:
1. sulla credibilità internazionale del nostro Paese, ritengo molto meno gravi episodi singoli, cui danno corso i soliti imbecilli, di cui da sempre pullula il mondo, che una certa situazione recente, nella quale ci trovavamo intrappolati, in cui si legiferava senza remore né pudore, proprio grazie al voto dei Senatori a Vita, non eletti da nessuno e che ribaltavano sistematicamente il democratico e libero voto popolare.
2. condivido la proposta di Cossiga e so di non essere l'unico; proporrei anzi di estenderla anche ai dipendenti Alitalia e dovunque lo Stato abbia il diritto-dovere di essere quello che è e di esercitare il potere che gli compete in esclusiva. Guai a pensare, peggio ancora far pensare alla gente che ognuno è titolare di un'autorità che non ha.
3. veniamo alla questione d'origine: Berlusconi all'estero è riconosciuto ed apprezzato per essere l'unico capo di Stato riuscito a farsi eleggere per tre volte, non consecutive e a furor di popolo; è ammirato per aver "dato un governo all'apparentemente ingovernabile Italia". I fatti che menzioni sono gravi, ma solo se decontestualizzati. Nel loro contesto, quindi debitamente corredati di tono di voce, espressione, momento dell'intervento, perdono consistenza e diventano quello che sono: innocenti battute, ricercatamente superficiali, concepite proprio per colpire, far sorridere ed alleggerire una realtà, altrimenti, fin troppo greve ed impegnativa.
4. Obama ha vinto anche perché nero, dunque:
4.1 Negare la diversità del colore della pelle è la vera forma di razzismo;
4.2 "abbronzato" è senza dubbio un'espressione gentile e spiritosa; senza contare che è assolutamente vero che, alla sensibilità di un italiano (e chi parlava era il Presidente del Consiglio italiano) tale aggettivo assume una connotazione totalmente positiva da qualsiasi punto di vista.
Capisco che esistano ancora rigurgiti di una certa Sinistra "moralmente migliore" e perciò seria e seriosa, ma vorrei avvisare che è trascorso mezzo secolo e che gli orologi, e quindi i cervelli, sarebbe ora di aggiornarli, o altrimenti di buttarli via una volta per tutte!
1. Per una volta evitiamo di tirare in ballo il passato, e il Mortadella, please. Ma che è, la gara a chi fa più figure di merda? Ma evitare del tutto di farle, le figure di merda, sia a destra che a sinistra, non sarebbe meglio per tutti?
2. Cossiga ha detto: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni (…). Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì”. Tu condividi questo? Okay, allora è inutile aggiungere altro sulla questione.
3. Anche Mussolini diede un governo all’apparentemente ingovernabile Italia: ma personalmente non sono un fan delle dittature, o delle mezze dittature, o delle pseudo dittature. Vabbè, opinioni mie.
4. Perché negare che il Berlusca abbia fatto una figura di merda gigantesca, come suo solito? Perché tutti questi contorcimenti verbali per giustificare l’ingiustificabile? Qualunque statista con un minimo di buon senso e di intelligenza avrebbe evitato di fare certe stupide e provinciali battutine su una questione tanto delicata (o di fare le corna nelle foto, eccetera). Silvio no, lui non resiste senza dare sfoggio della sua irresistibile simpatia. Ma allora non poteva fare il cabarettista, invece di umiliare un intero paese con le sue sparate? Il bello è che siamo arrivati a questo: invocare un po’ di decoro e di decenza è diventata, parole tue, roba da “certa Sinistra che si crede moralmente migliore” (contrapposta, evidentemente alla Destra giocherellona e trendy di Silvio). Roba da matti.
Orbene, caro Jack, io sono solito provocare, per divertimento, ma amare il mio prossimo, per spirito di umanità, quindi non voglio che tu ti senta in alcun modo offeso dalle mie parole; mi sforzo di parlare in generale, rispondendo a te, ma anche ai tanti che la pensano legittimamente come te. Dunque, vado per punti, come ho iniziato a fare, ma seguendo il tuo schema:
1. Capisco che alla Sinistra veltroniana faccia comodo oscurare l'ingombrante e penoso Professor Prodi, ma questo è puro stalinismo, degno della più nera stagione di purghe. Non si può sostenere una persona ("La serietà al Governo"...), farla votare da milioni di cittadini e poi, quando si rivela il peggior Presidente che l'Italia unita abbia mai avuto, dire che non lo si conosce o quasi. La "congiura del silenzio" poteva funzionare in altri tempi e con altro mondo. Oggi è semplicemente un atteggiamento ipocrita ed in mala fede. E non confrontiamo la realtà del recente passato, oltre i limiti della piena e vera democrazia e nella quale, chiunque della pseudo-maggioranza, di fatto non aveva alcun titolo di legittimità morale, con il Governo di un uomo che ha riscosso un successo elettorale, quindi anche un assegno di fiducia personale, assolutamente senza precedenti.
2. Conoscevo già cosa disse Cossiga; rileggendolo mi sono semplicemente riconosciuto di nuovo in quelle parole e so che non sono l'unico a pensarla in questo modo. Chiamala esasperazione o come preferisci; sta di fatto che chi sta dalla parte del torto è quella gran parte di popolazione che condivide quelle parole, ma non ha l'onestà di dichiararlo. Con tutto che è ovviamente legittimo e proficuo, non serve che lo dica io, che si pensi anche diversamente.
3. Mussolini è stato un grande statista, forse il più grande che l'Italia abbia mai avuto. Era un essere umano e sbagliò: non poco, ma non tutto. Grazie a lui l'Italia divenne uno Stato moderno ed intorno al 1936, a soli 3-4 anni dallo scoppio della guerra, i consensi che il Fascismo riscuoteva furono sinceri ed alquanto maggioritari fra la popolazione (De Felice docet). Non confondiamo un quinquennio di conflitto con quindici anni di sviluppo e di buon governo. E poi, sulle dittature, non decontestualizziamo: quel mondo consentiva ed in certi casi richiedeva simili sistemi. Oggi, almeno in Europa, siamo ben vaccinati.
4. Nessun contorcimento verbale, semplicemente perché non c'è niente di ingiustificabile: un fatto, sul quale si può ridere o serenamente soprassedere, non può che scandalizzare soltanto chi si rode nel profondo per la recente e sonora sconfitta e, negli ultimi quindici anni, altro non avrebbe voluto che ESSERE COME Silvio Berlusconi. Vogliamo negare anche che in campagna elettorale, per elemosinare uno o due voti, Veltroni ha "belusconizzato" senza pudore?
Rasserenate gli animi, signori cari! Prolungando le contrapposizioni politiche e personali oltre la stagione elettorale non si fa l'interesse del Paese, ma solo un piccolo, misero, gretto calcolo d'utilità di parte.
Boh anonimo-silente, io ci proverei anche a rispondere, ma come si fa a ribattere a chi ti dice che Mussolini è stato il più grande statista italiano e che gli scioperi vanno repressi col sangue? A questo punto bene, basta, depongo le armi. Mi limito a dire che è un po’ avvilente vedere quanto ancora sopravvivono, in una nazione che si presume moderna e democratica, rigurgiti di certe tetraggini ideologiche che la storia ha sconfitto ma che ancora taluni continuano a voler mantenere in vita. Il fascismo furono 15 anni di sviluppo e buongoverno? Via, su.. A parte che certi luoghi comuni non li sventolano più manco quelli di Forza Nuova, ma anche fosse vero: gassificare gli etiopi, ammazzare o mandare al confino i dissidenti, allearsi coi nazisti, censurare a destra e a manca, proibire la libertà di pensiero e di voto, fare le leggi razziali e altre cosucce del genere sono state un prezzo giusto da pagare per il presunto “sviluppo” dell’Italia? Evidentemente la tua risposta è sì. Come darti torto: del resto i treni arrivavano in orario. (Lo stalinismo invece? Una “stagione di purghe”. Le dittature si giudicano in base al colore: vanno bene solo quando sono nere).
Caro Jack, noto che nella replica ti soffermi solo sul punto più provocatorio del mio discorso: spero dunque di averti convinto o quantomeno lasciato senza argomenti a proposito degli altri.
Per il resto, è odioso, ma devo citarmi: "E poi, sulle dittature, non decontestualizziamo: quel mondo consentiva ed in certi casi richiedeva simili sistemi. Oggi, almeno in Europa, siamo ben vaccinati."
Il Fascismo, il Nazismo, il Comunismo sono figli di tempi passati; sarebbe molto interessate approfondire, ma non era questo l'argomento del dibattito e non intendo uscire più dello strettamente necessario dal tema iniziale. Faccio solo una puntualizzazione doverosa: se cito lo stalinsmo come esempio negativo è perché certi retaggi di quella mentalità restano operanti nelle teste dei sedicenti Democratici moderni; il discorso sul Fascismo, invece, non riguarda le politiche dell'attuale maggioranza, ma si è inserito nell'ambito del commento sulle parole di Cossiga, senz'altro pilastro della nostra storia repubblicana, ma ormai figura politica alquanto marginale. Insomma, non faccio, o almeno mi sforzo di non fare faciloneria a buon mercato e piccola propaganda di parte.
Per quanto rigarda le parole di Cossiga, poi, ottimo il tentativo di esasperarle e di leggere nel mio pensiero ciò che non c'è (che "gli scioperi vanno repressi col sangue"); ma quello che Cossiga e chi ne condivide il pensiero intende, pur con immagini senz'altro forti e ricercate, è che, dinanzi ai sempre più frequenti episodi di violenza, scatenati da minoranze ribelli e sovversive di certa politica extra-parlamentare (destra e sinistra), è molto meglio che la forza sia usata dallo Stato, che ne ha tutto il diritto, per reprimere e neutralizzare gli uni ed ammonire gli altri potenziali.
Inoltre, decontestualizzare è sempre un'operazione rischiosa e sbagliata per via di principio: nella stessa intervista Cossiga parlava del pericolo del ritorno delle BR edera in quel contesto che proponeva la "cura del manganello". Insomma, non facciamo finta di niente, il rischio è reale, anche se non sicuro, fortunatamente; e compito dello Stato è la prevenzione.
Comunque non te la prendere, partiamo da punti di vista molto diversi e guardiamo allo stesso mondo attraverso filtri opposti: il confronto è piacevolissimo, ma l'accordo è impossibile.
Posta un commento