martedì 11 novembre 2008

Autocritica

Medito questo post già da qualche giorno e so già che il lavoro finito, per quanto mi impegnerò a tornirlo a dovere, non mi soddisferà pienamente né offrirà un'esposizione chiara di certe mie riflessioni; nondimeno reputo doveroso da parte mia esporre e rendere pubblico questo intervento, perché la voce della mia coscienza non rimanga soltanto interiore e silenziosa, quindi inerme ed infeconda, bensì raggiunga un pubblico e si propaghi, se non meno nel silenzio, tuttavia nelle coscienze di tutti quei lettori, armati di buone intenzioni e tanta onestà.

Ormai da anni sono abituato a considerare la sinistra e tutte le sue idee e proposte roba vecchia e superata, nemmeno meritevole d'attenzione, e, beninteso, ne sono tuttora convinto per quanto riguarda la politica italiana. Per contro, la destra mi è parsa l'unica parte veramente moderna ed innovativa del Paese e ritengo che i fatti lo abbiano dimostrato e lo stiano rendendo evidente tuttora. Certo, rimane saldo in me il convincimento che in Italia siamo governati dalla migliore parte possibile della classe politica, o, se si vuole, dalla meno peggiore: resta il fatto che siamo in ottime mani ed, al netto dei legittimi timori per deterioramenti improvvisi ed imprevedibili della qualità dell'azione di governo, sostanzialmente penso che possiamo fidarci e stare tranquilli.

Ebbene, ciò che mi ha spinto a fare un po' di autocritica, quella che si dovrebbe fare sempre quando si perde, ma che in Italia giace ormai nell'oblio, è stata la recente vittoria, o meglio, il recente trionfo di Barack Obama alle elezioni presidenziali statunitensi.

Spero che non sia sfuggito a nessuno che chi scrive ha sostenuto McCain fino all'ultimo, nella speranza che il segreto dell'urna, in un giorno, ribaltasse i sondaggi che da mesi avevano già incoronato il vincitore: del resto, il 2006 ha insegnato, almeno a noi italiani, a diffidare dai sondaggi; fermo restando che, fortunatamente, non tutto il mondo è criptico ed indecifrabile come l'elettore italiano.

Insomma, ha vinto Obama, oltre ogni rosea aspettativa, e sono stato sincero non solo nell'augurargli buon lavoro, ma anche nel confessare la mia ammirazione per quel sistema e, non lo nascondo, un po' anche per lui.

Immagino che fra chi più o meno fedelmente segue questo blog, nessuno più ignori che le mie simpatie vanno al centrodestra, ma più a destra che al centro; né che nel sostenere McCain piuttosto che Obama, oltre all'età, all'esperienza ed alla simpatia personale e politica, un ruolo decisivo, in me, uomo di una certa destra, l'ha giocato la questione razziale. Dunque, la riflessione a cui vorrei dedicare due righe, nella speranza di ricevere risposte, contributi ed apporti altrui è la seguente e la indirizzo soprattutto a quanti politicamente la pensano come me e non hanno vergogna o remore di timidezza ad ammetterlo.

Non contesto i secoli di sfruttamento schiavile: li ha condannati e sconfitti la Storia, chi sarei io per aggiungere altro?

Mi domando però ora: per una volta, non saremo stati noi di questa certa destra a stare dalla parte sbagliata? Non nel senso che abbiamo sbagliato a sostenere McCain; ma non avremo forse sbagliato, noi di questa certa destra, quindi anche i Repubblicani statunitensi, a candidare l'ennesimo bianco e a non esserci ancora posti il problema di una candidatura nera?

Ammetto senza difficoltà che sino a che non si materializzasse questo risultato delle elezioni, io stesso escludevo a prori la possibilità che gli Stati Uniti potessero avere un Presidente nero: credevo che non fossero pronti, che alla fine non avrebbero mai deciso in questo senso; ritenevo che, prima ancora che il Paese, gli stessi neri non fossero sufficientemente preparati e capaci per il governo di uno Stato occidentale. E invece, per questa volta, la Storia mi ha dato torto e, con me, ha smentito tanti altri che, naturalmente in buona fede, condividevano questa opinione.

Certo, dobbiamo essere onesti: Obama, che è "il nero che ha vinto", non è "il nero medio americano"; ha studiato molto ed in scuole ed Università di tutto rispetto, sa parlare bene ed è coccolato dai poteri forti: mi chiedo quanti altri neri negli Stati Uniti possano vantare questo status di privilegi, meritati e legittimi quanto si voglia, ma pur sempre esclusivi.

In aggiunta, e per contro, tanto per togliermi qualche sassolino dalla scarpa, trovo quanto meno ridicola l'avidità con cui il Partito Democratico nostrano si è intestato la vittoria di Obama: riconosco che Veltroni né è stato un sostenitore della prima ora, ma sai che ci vuole a scommettere sul candidato del partito omonimo, che i sondaggi danno già per trionfatore a 12 mesi dalle elezioni. Senza contare che fino a qualche mese fa, i suoi amichetti erano in piazza a bruciare pubblicamente le bandiere a stelle e strisce e che l'Obama "de noantri", che non sa l'inglese (quindi chissà cosa avrà capito alla Convention Democratica), non ha dato nemmeno il più misero contributo alla campagna elettorale obamiana (lo credo bene! visto il risultato portato a casa alle politiche italiane, avrebbe potuto far perdere persino il superfavorito!): di che festeggia, dunque? Quale merito ha avuto in questo risultato?

Concludo quindi queste considerazioni, nella speranza di avere seminato qualche spunto che, per quanto singolo e piccolo, almeno potrà trovare in qualcuno terreno fertile di riflessione e di dibattito, personale, ma anche interpersonale. Spero di ricevere presto qualche commento intelligente ed illuminante, che sappia dare con onestà e disinteresse una risposta ai quesiti che pongo. Grazie!

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