mercoledì 29 ottobre 2008

Cieca ostinazione

Non ci si può trovare di fronte alla più massiccia manifestazione anti-governo degli ultimi anni e decidere di tirare avanti per la propria strada senza battere ciglio. Non si può prendere atto del fenomeno dilagante delle occupazioni scolastiche e universitarie e liquidarlo invocando l’intervento delle forze dell’ordine (salvo poi rimangiarsi tutto il giorno dopo, con quel supremo sprezzo dell’umana intelligenza che è uno dei tipici tratti del nostro premier). Non si può dissestare in un baleno il sistema scolastico a colpi di decreti legge e non prendere nemmeno in considerazione le legittime forme di dissenso di chi col sistema scolastico ha a che fare (docenti, studenti, personale addetto) e si troverà in prima persona a pagare le conseguenza della dissennata riforma Tremonti-Brunetta-Gelmini.
Non si può davvero. Qui non si tratta più di fermezza e pugno di ferro, ma di decisionismo cialtrone, arrogante, ignorante, profondamente avverso a qualunque forma di scambio dialettico con le opposizioni, con punte di repressionismo che avrebbero perfino del fascista, se la parola non suonasse sin troppo compassata dinanzi alla mancanza di senso del ridicolo (e della decenza) di un premier che il giorno prima dichiara una cosa e il giorno dopo dice di non averla mai detta accusando stampa e telegiornali di aver volontariamente travisato le sue affermazioni (dimenticando che i suddetti organi di informazione sono quasi tutti di sua proprietà).
Non è nemmeno più il caso di discutere sul merito del decreto 137 oggi approvato al Senato, di cui tutti oramai hanno messo in rilievo i lati negativi a fronte di pochi e miseri vantaggi. Una volta tanto persino Veltroni ha detto una cosa giusta e condivisibile: “Sarebbe un atto di arroganza andare avanti. E’ indice di intelligenza fermarsi quando un provvedimento crea tanto conflitto sociale”. Il conflitto sociale c’è ed è immane, e non è affatto mosso da ragioni strettamente politiche: solo Silvio (che com’è noto vede comunisti dappertutto) potrebbe pensare che oggi sia ancora possibile scatenare tanto fervore solo in nome di astrattezze ideologiche. Ciò che ha mosso gli studenti è stata la pura forza della disperazione e della rabbia di vedersi privati all’improvviso di quella che si credeva una delle ultime, residue certezze in una società sempre meno stabile: l’istruzione per tutti.
In tutto questo, la maggioranza è andati avanti lo stesso, fra la cieca e sorda ostinazione della Gelmini e lo show surreale di un Cossiga ormai rimbambito e incurante dei propri trascorsi non proprio limpidi di repressore della protesta universitaria. Ma credere che una volta approvato il decreto il problema in questione sia stato risolto non è solo arrogante ottimismo, è totale mancanza di buon senso.

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