mercoledì 18 marzo 2009

Capitalismo.. chi era costui??

Al giorno d'oggi i termini capitalismo e capitale sono sulla bocca di tutti. Se però provassimo a chiedere a chi ne fa uso di darci una definizione di questi due concetti, anche fra i più colti con una buona probabilità ci troveremmo di fronte a una scena muta o - che è peggio - al classico luogo comune di stampo marxista spiattellato senza alcuna ponderazione di pensiero. Facciamoci un piccolo esame di coscienza: ce lo siamo mai chiesto cosa significasse VERAMENTE capitalismo e quando un sistema produttivo potesse definirsi tale? Forse no, il che probabilmente è anche dovuto alla già ricordata fortissima presenza nelle menti dei più della intuizione al riguardo, data per vera, di Marx.

Le definizioni di capitalismo proposte dai vari autori nel corso della storia del pensiero economico sono molteplici e fra loro anche molto differenti. Abbiamo già citato Marx e la sua nozione: egli intende per capitalismo un sistema produttivo basato sulla compresenza di proprietà privata dei mezzi di produzione e lavoro salariato, in cui cioè i capitalisti-proprietarî acquistano dai proletarî, in cambio di uno stipendio anticipato rispetto alla vendita del bene che dà loro diritto ad appropriarsi del ricavato, la forza-lavoro che a questo punto potranno impiegare nella produzione come meglio credono. Da tali premesse derivano poi a cascata le due teorie fra loro correlate del “plusvalore o sfruttamento” e della “caduta tendenziale del saggio di profitto”. Volendo riassumerle brevemente per chi non le conosce, possiamo dire che Marx individua con la teoria del plusvalore una sottrazione di lavoro al proletario nell’atto della produzione, momento in cui si genera il sovrappiù: in altre parole, il sovrappiù generato si deve ad una quota di lavoro, appunto il pluslavoro, che il proletario ha compiuto ma che il capitalista non ha remunerato (per ulteriori dettagli si rimanda a “Il capitale”). Nel cercare di massimizzare il proprio profitto però, il capitalista, dopo aver ridotto al minimo di sussistenza i salari e aver allungato il più possibile le giornate lavorative, finisce per investire in macchine e tecnologia che gli consentano di produrre a costi ancora minori e cioè in capitale costante, incapace di generare il plusvalore voluto. Per eterogenesi dei fini dunque, cercando di massimizzare il profitto, si è finito per farlo collassare inevitabilmente su se stesso. Si osservi che in Marx la caratteristica fondante del capitalismo resta il lavoro salariato, visto che la proprietà privata dei mezzi di produzione è sempre o quasi esistita. Ciò dunque porterebbe a definire capitalistici anche sistemi produttivi tradizionalmente chiamati “socialisti”, in cui cioè la proprietà dei mezzi di produzione è pubblica. L’equivoco in cui si può rischiare di cadere è dovuto al fatto che gli epigoni di Marx hanno troppo schiacciato il pedale sulla proprietà privata dei mezzi, perdendo di vista dunque il lavoro salariato, che nello stesso Marx è fondatore principale del sistema produttivo capitalistico.

Per contrastare la nozione marxiana di capitalismo, nella seconda metà dell’Ottocento la Scuola Neoclassica o Marginalismo ha inteso in maniera totalmente diversa capitale e capitalismo. Per Böhm Bawerk, eminente autore di questa scuola, si intende per capitale un qualsiasi strumento utilizzato per produrre il bene che ricerchiamo per soddisfare il nostro bisogno (es. del contadino e la fontana) e quindi per capitalismo qualsiasi sistema produttivo in cui si faccia uso del capitale, sopra definito. In questa descrizione di capitalismo il lavoro salariato è totalmente ininfluente: si può quindi parlare di capitalismo tanto per gli Egizi, che facevano costruire le piramidi a schiavi mediante sistemi di corde e carrucole, quanto per le moderne fabbriche, che impiegano operai stipendiati e nanotecnologie. Capiamo benissimo che la definizione marginalista è totalmente amorfa e priva di interesse teorico: a ben vedere infatti, non si potrebbe se non a fatica immaginare un sistema produttivo che non faccia uso anche dei più rudimentali strumenti, come può essere un ciottolo scheggiato per uccidere un animale.

È solo grazie a Piero Sraffa se oggi possiamo dare una definizione di capitalismo veramente soddisfacente. Questo autore ha infatti dedicato i suoi sforzi allo studio e alla rielaborazione e integrazione delle teorie di uno dei mostri sacri della storia del pensiero economico, Adam Smith, che per secoli era rimasto sepolto sotto le fuorvianti nozioni marxista e marginalista. A onor di cronaca, va però detto che Marx dà una definizione di capitalismo molto simile a quella di Smith, ma anche che se l’inglese si è adoperato a descrivere la fisiologia del capitalismo e il suo retto funzionamento, il tedesco ha invece fatto di tutto per dimostrarne la patologia, peraltro con scarsi e pseudo-scientifici risultati. Smith ci dice che capitalismo è un sistema produttivo in cui al reimpiego produttivo di una parte del sovrappiù si somma l’adozione del lavoro salariato pagato anticipatamente (come in Marx); è capitale l’investimento in merci salario, cioè quei soldi dati in qualità di stipendi ai lavoratori. La proprietà privata dei mezzi di produzione non c’entra nulla nella distinzione fra sistemi capitalistici e non capitalistici: anche in una dittatura comunista o fascista avremmo capitalismo, anzi, semmai di una forma oltremodo deleteria vista la illiberalità prorompente. Il capitalismo non ha come corollario intrinseco lo sfruttamento del lavoratore: solo quello illiberale ne è portatore, data l’assenza di un mercato del lavoro autonomo. Al contrario, in Smith, nel capitalismo liberale la divisione del lavoro è in grado di condurre come una “mano invisibile” la società verso il migliore dei mondi possibili.

giovedì 12 febbraio 2009

Dal Brasile con rossore

Come ho fatto l'anno scorso, voglio salutare i lettori del blog dal meraviglioso Brasile, dove in questo momento mi trovo per l'ennesima volta (non che mi dispiaccia). Il saluto è specialmente rivolto ai colleghi Cornelio e Jack, in particolar modo a Cornelio per il motivo che sa lui :-) . Qui dal caldo mi sto abrustolendo: torno ora da Rio dove sono stato due giorni. Consiglio vivamente a tutti i lettori di fare un salto qua almeno una volta perché ne vale assolutamente la pena.. Ciauz, um abraço

mercoledì 17 dicembre 2008

Risultati sul sondaggio relativo al titolo del blog e ballottaggio!

Pubblico i risultati definitivi del sondaggio sul titolo del sito:

Come desideri che si intitoli questo blog?

Cornelio Tacito: 42,86%
Le Nuvole: 28,57%
Libera-Mente: 14,29%
Zibaldone: 0,00%
Altro:
-La Bancarella: 14,29%

Tenuto conto che nessuna delle alternative ha ottenuto la maggioranza, propongo qui a fianco un ballottaggio fra le due proposte più votate: Cornelio Tacito o Le Nuvole.
Questa volta i risultati saranno segreti fino alla chiusura del sondaggio, che avverrà alla mezzanotte fra 24 e 25 dicembre prossimi.
Ognuno potrà e dovrà esprimere un solo voto.
Grazie a tutti e buone Feste!

domenica 7 dicembre 2008

Risultati provvisori sul sondaggio relativo al titolo del blog!

A cinque giorni dalla chiusura, che avverrà il prossimo 12 dicembre, pubblico, ad uso e consumo degli autori, ma anche dei lettori del blog, i risultati provvisori del sondaggio sul titolo del sito:

Come desideri che si intitoli questo blog?


Cornelio Tacito: 42,86%
Le Nuvole: 28,57%
Libera-Mente: 14,29%
Zibaldone: 0,00%
Altro:
-La Bancarella: 14,29%

Risultati provvisori del sondaggio sulla vittoria di Obama alle elezioni presidenziali statunitensi - II pubblicazione

Scusandomi per il ritardo nella pubblicazione dei risultati del sondaggio su Barack Obama, causato da impegni universitari che spero mi saranno compresi e perdonati, rendo noti quelli nuovi ed aggiornati, registrando con soddisfazione un buona partecipazione alla rilevazione:

Sei soddosfatta/o della vittoria di Barack Obama alle elezioni presidenziali statunitensi?

: 44,44% (+4,44%)

No: 55,56% (-4,44%)

Per chi ancora desiderasse partecipare e non l'avesse fatto, il link è sempre il seguente:

venerdì 21 novembre 2008

Votate i nostri articoli!

Come forse avete notato, abbiamo inserito la possibilià di esprimere un giudizio sui post, secondo una semplice scala (Pessimo, Così Così, Buono, Ottimo): l'operazione è anonima, ma interesante per noi che scriviamo. Tutti sono pregati di partecipare! Grazie! 

Il caso Villari e le comiche del Pd

In merito alla bagarre politica scoppiata negli ultimi giorni, a seguito dell'elezione di Villari alla Presidenza della Commissione di Vigilanza Rai, e soprattutto dopo aver sentito le parole di Veltroni, che ieri, teso e sudaticcio, ha scaricato il "problema" alla “destra”, non posso non rilevare con rinnovato stupore a che paradosso la sua incapacità da Segretario del partito ha condotto l'opposizione italiana e quella parte di politica che ne dipende.

Per mesi si è cercato invano un accordo: per l'elezione del giudice della Corte Costituzionale il centrodestra ha cambiato il proprio candidato e le difficoltà si sono risolte; per la Commissione di Vigilanza Rai, invece, il Pd ha approfittato della cocciutaggine dell'Italia dei Valori e non ha consentito il minimo dialogo.

Villari è stato sì scelto dalla maggioranza, ma è un esponente dell'opposizione ed è stato votato da 23 parlamentari, di cui solo 21 di maggioranza: in altre parole, è Presidente a tutti gli effetti e con le carte in regola si legittimamente sia moralmente.

Troppo comodo, ora che è stato risolto l'impaccio e nel pieno rispetto delle regole, sbrigarsi a cambiare cavallo e proporre Zavoli come candidato. Cosa hanno fatto finora i signori del Pd? Perché hanno marciato sull'antiberlusconismo dipietrista, senza smarcarsi in tempo e dialogare separatamente con la maggioranza?

Pensate quello che ritenete più opportuno; secondo me, hanno fatto solo la figura dei buffoni (come sempre).

mercoledì 19 novembre 2008

Risultati provvisori del sondaggio sulla vittoria di Obama alle elezioni presidenziali statunitensi.

Scusandomi per il silenzio prolungato, dovuto al fatto che i tempi stringono e la data della discussione della Tesi si avvicina, mi limito a pubblicare, come promesso, i risultati provvisori del sondaggio su Barack Obama: 


Sei soddosfatta/o della vittoria di Barack Obama alle elezioni presidenziali statunitensi? 

: 40%

No: 60% 


Per chi desiderasse partecipare e non l'avesse ancora fatto, il link è il seguente

Sei soddisfatta/o della vittoria di Barack Obama alle elezioni presidenziali statunitensi?

giovedì 13 novembre 2008

Iniziamo ad ingranare

Noto con piacere che in questi giorni il nostro blog è stato teatro di un interessante confronto fra il collaboratore Jack e un lettore su piani ideologici molto diversi. Questo è bene, questo è l'esatto obiettivo che esisteva nella mente di noi primi fondatori. Mi fa sempre piacere leggere i commenti dei pochi, ma affezionati lettori, tuttavia mi trovo nella doverosa condizione, in qualità di co-autore, di richiamare tutti alla logica senza fare come il buon Pindaro amava, ossia dei voli da spaccarsi l'osso del collo. Per esempio, non si parlava di Obama e dell'affermazione di Berlusconi? Cosa c'entra allora Cossiga e le sue di affermazioni? Vi prego di non "andare fuori tema", perché qualunque prof di italiano vi metterebbe una insufficienza.. ^_^